VALENTINA ACAVA MMAKA


Una vita per l'Africa

 

 

 

 HOMEAUTORELIBRIARTICOLITEATRONEWSCONTATTIBLOGENGLISH SITE

 

 

 I NOMI DELLA PACE. AMANI


 

 

 

Nella valle di Tangulbei, in Kenya, viveva un maestoso ulivo selvatico che si chiamava Mutamayo. Un giorno una bambina di nome Mapenzi, appartenente alla tribù dei Pokot, andò a trovarlo. Con grande sorpresa di Mapenzi,  l'albero parlò. Col passare dei giorni la loro amicizia crebbe e Mutamayo trasmise a Mapenzi tutta la sua saggezza e la fede nella Pace.

Coltivare la Pace è la meravigliosa eredità lasciata alle nuove generazioni per costruire un futuro in cui tutte le specie viventi possano vivere in armonia e i popoli praticare l'amore e la giustizia.

 

 

 


Dalla Prefazione di fr. Renato Kizito Sesana


 

 

 

"Parlare di pace, insegnare la pace, con una favola? E’ possibile, mentre, in questo scorcio di inizio di millennio, aeroplani vengono scagliati contro grattacieli e altri aeroplani, in rappresaglia, bombardano a tappeto interi paesi?

Eppure in questi tempi in cui le parole difficili vengono usate per nascondere la verità, e il significato della parole semplici viene stravolto, una favola ci può aiutare a gustare le cose essenziali.

A volte la favola diventa poesia, come nel libro di Valentina Acava poesia vera, quella che ci fa vedere al di là della realtà, soprattutto quella che ci aiuta a vedere il futuro che esiste già adesso." 

  Renato Kizito Sesana

 

 

 


Hadithi ya Amani - Una storia di pace


 

Fin dall’infanzia l’Africa è stata la mia compagna, madre, sorella che mi ha visto crescere e diventare donna, moglie, madre a mia volta. Questa storia, come le mie altre è una storia d’ amore per l’Africa, nelle cui terre giallo brune popolate di elefanti e giraffe e sulle cui coste solcate dai dhow, fra le fitte foreste di mangrovie, ho vissuto il dono di un’esistenza privilegiata.

Lo spirito di condivisione è uno degli aspetti che più di altri mi ha sempre colpito dell’Africa. Condividere il poco che si ha con gli altri è per gli africani la base di un’ esistenza, seppure povera, armoniosa, in sintonia con gli altri. Porre la collettività prima dell’individuo, è il simbolo di uno spirito comunitario che restituisce ad un occidente spesso dimentico e affannato a rincorrere valori superflui, il senso di una solidarietà paziente e unità sincera.

Ispirata dai tanti gesti di fratellanza che l’Africa mi ha fatto conoscere, ho raccontato la pace. Tra queste righe si presenta al lettore come una riflessione, rivolta innanzi tutto alle giovani generazioni di tutto il mondo, che nella loro esistenza quotidiana sono chiamati all’incontro con culture diverse e quindi a confrontarsi con realtà complesse dove l’impegno per una coesistenza pacifica è sollecitata da nuove risposte e soluzioni. E’ questa una vera e propria ricchezza. La possibilità di potenziare la nostra persona e completarci nel dialogo con chi è diverso da noi. Sì perché la pace non è solo assenza di guerra, la pace è quando una società riesce a porre un impegno di giustizia alla base della sua struttura. E per giustizia si intende correggere i governi corrotti, ridimensionare le regole del nuovo imperialismo economico messo in atto dalle grandi multinazionali, dal Fondo Monetario, dalla Banca Mondiale, garantire i diritti fondamentali a tutti.

L’Africa per raccontare la pace. E’ stata una scelta naturale. Le società occidentali che oggi eufemisticamente chiamiamo “democratiche” in realtà non sono che le serve di nuove aspirazioni di sovranità. La storia africana, più di altre,  ha dei presupposti validi per parlare di democrazia, dove prima che prendessero potere i dittatori sostenuti dai grandi imperi occidentali, era un consiglio di anziani a prendere le decisioni per il bene comune. Ho voluto raccontare la pace nel magico incontro tra l’uomo e la natura per il suo valore ancestrale che ancora oggi presso numerose tribù africane si ripete da generazioni, confermando il legame sacro che riunisce tutti le espressioni viventi della terra in un dialogo sulla vita.

Sulla scia di questo messaggio deve fondarsi il diritto all’educazione, costituendo esso, nelle sue molteplici espressioni, un diritto fondamentale dell’uomo.  E’ il punto di partenza per realizzare società equilibrate e armoniose, dove ciascun uomo possa scoprire il proprio potenziale e migliorare la propria condizione socio culturale utilizzando le risorse della propria terra nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

In zone come l’Africa, l’occidente sfrutta, per avidità, immense ricchezze espropriando le popolazioni dalla loro madre terra. Compiendo questo atto criminoso, si impedisce il libero sviluppo di tanti popoli, la loro crescita, la loro trasformazione, il loro ruolo di custodi delle tradizioni. Che lo sguardo e l’azione dell’Occidente da ora in poi sia quello che  sappia conciliare la tradizione, le usanze, i riti tribali con i nuovi strumenti conoscitivi senza ledere l’ identità originaria delle culture indigene, anzi valorizzandole e incentivandone l’espressione. I giovani sono chiamati ad  essere i portavoce e i continuatori della propria cultura e storia, perché il futuro non  diventi un grande calderone grigio in cui i popoli avranno perso le loro incredibili varietà di pensiero, lingue, colori e suoni. Il primo passo per globalizzare i diritti umani è quello di valorizzare le culture diverse. In Africa ci sono milioni di giovani brillanti e laboriosi per cui la tradizione è ancora importante, fiduciosi che qualcosa, all’orizzonte di malattie, guerre e catastrofi naturali, cambierà. In questa speranza di cambiamento risiede il futuro.

 I giovani di tutto il mondo hanno bisogno di speranza e con la loro sensibilità, la loro capacità intuitiva, il loro impegno quotidiano, sapranno realizzare il sogno di un mondo armonioso nel nome  di Amani.

 

 

 

 

 

 

 

RASSEGNA STAMPA

ACQUISTA

INSEGNANTI

LETTORI

 

 

       HOMEAUTORELIBRIARTICOLITEATRONEWSCONTATTIBLOGENGLISH SITE

   Copyright© 2002-2009 Valentina Acava Mmaka    - Illustrazioni di Stefania Pravato