VALENTINA ACAVA MMAKA


Una vita per l'Africa

 

 

 

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I NOMI DELLA PACE.AMANI


 


Stilos 10 febbraio 2004


La voce della pace è protettrice come l’ombra di un albero antico ed è tenera come un bambino. E un albero e un bambino sceglie Valentina Acava Mmaka, poetessa, giornalista, scrittrice e fondatrice della Mmaka Educational Organization, una Ong  non profit che promuove progetti educativi in Africa, per parlare di pace nella sua favola I nomi della pace, un racconto breve  quanto basta, come nella tradizione favolistica, perché il suo dettato sia appassionante per tutti, a cominciare dai primi lettori, i piccoli, che nella pace devono assuefarsi come ad un paio di scarpe comode e speciali. Un proverbio dei Luhya del Kenya dice che “il saggio parla parole semplici” e  I nomi della pace (prefazione del missionario comboniano Renato Kizito Sesana, illustrazioni di Stefania Pravato e copertina di Ombretta Bernardi) parla semplicemente, in forma di racconto-dialogo, di amore e di speranza, attraverso l’incanto della natura, benevola e saggia come gli uomini non sono. E’ l’altra Africa, con la sua bellezza sensuale e rigogliosa, miracolo di equilibrio tra piante, animali ed uomini, con la sua cultura intoccata, a fare da sfondo alla storia della Mmaka. Lì nella valle di Tangulbei, nella savana giallobruna solcata da elefanti e giraffe profumata di spezie, un gigantesco ulivo selvatico si erge sul promontorio di là dal quale l’Oceano fa scivolare nel suo letto acquoso i dhow, le tipiche imbarcazioni  di legno di tamarindo adoperate dagli indigeni. Un giorno, sotto i rami frondosi di Mutamayo, questo il nome del vecchio albero, cerca ristoro una bimba, Mapenzi, della tribù seminomade dei Pokot. Tra i due si stabilisce un’intesa profonda e Mutamayo diventa per la piccola un amico fidato che le sussurra parole d’amore. Mapenzi ne è orgogliosa giacché il suo nome in lingua kiswahili vuol dire “amore”, e l’amore, così apprende dal maestoso olivo, è un dono prezioso senza il quale la pace non vince.  Bisogna iniziare ad ascoltare se stessi, insegna Mutamayo, e lasciando che il proprio cuore si emozioni di fronte all’esistenza: così s’impara l’amore, e l’amore genera ogni cosa, anche la pace . Ma perché siano benèfici, amore e pace vanno curati come le piante, come gli animali senza i quali la tribù di Mapenzi non potrebbe sopravvivere. In kiswahili “pace” ha un suono armonioso, si dice amani, rassicurante come tutte le voci poste dalla Mmaka in appendice alla sua favola per significare pace nelle tante lingue del mondo.  Pace, un nome dolce come pochi, ma anche ambiguo come pochi, se è vero che esso rimanda implicitamente al suo contrario. Ma Mapenzi, figlia dell’amore, non pensa alla guerra, la crede lontana, dall’altra parte del mondo, non sa che essa ha tanti nomi, proprio come la pace, e può scoppiare anche lì, tra i Maasai, Kikuyu e Bajuni. Tocca ad un albero, figlio autentico della natura, dire parole di pace, e ad una bimb, custode delle tradizioni ancora non tradite dalla logica del profitto, ascoltarle fiduciosamente.

 

Di Costanza De Seta

 

 

 

 

 

IL LIBRO

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   Copyright© 2002-2008 Valentina Acava Mmaka    - Illustrazioni di Stefania Pravato