| Drazan Gunjaca |
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"Roulette Balcanica" "Un libro rivolto 'ad alcune persone che sono rimaste esseri umani anche in quelle circostanze disumane, perché è spesso più facile sopravvivere alla guerra che rimanere uomini. Questo dramma è dedicato a quelli che sono rimasti uomini nonostante la guerra:"
Un
dramma sulla guerra dei Balcani, i personaggi di Drazan Gunjaca ci fanno
riflettere, in un dialogo serrato e incisivo, sulle ragioni del
conflitto, dell'appartenenza etnica, di uomini semplici catapultati dal
male oscuro della guerra in una esistenza dolorosa, insanabile. Roulette
Balcanica, allude ad
una variante della roulette russa, con un unica diversità, mentre
quella russa (con rivoltella) lascia spazio a un margine di fallibilità,
quella balcanica (con pistola) non lascia via di scampo. La morte è il
risultato di un «gioco» perverso, inadeguato, ineluttabile per chi
sente i valori crollare sotto il peso di una memoria lacerata dalla
guerra, come nella storia di PETAR, uno dei protagonisti. D.
Come nasce Roulette Balcanica? Con
Roulette Balcanica ho cercato di sdebitarmi con
alcune persone buone che si sono trovate nel posto sbagliato nel momento
sbagliato, e che hanno marcato l'inizio di queste terribili vicende
della guerra con le loro tragedie personali, delle quali sono stato
testimone contro la mia volontà. Tutte quelle persone di diverse
nazionalità non hanno voluto la guerra, era la guerra ad aver bisogno
di loro. Ed è stata la guerra a decidere sui loro destini. Io scrivo di
persone semplici, di quelle che non decidono della guerra, per quanto
ogni giorno possano partecipare a dimostrazioni contro la guerra in ogni
angolo del pianeta. Anche in questi territori le dimostrazioni hanno
preceduto il sangue e le lacrime degli stessi dimostranti. E questo è
il mio piccolo ringraziamento ad alcune persone che sono rimaste esseri
umani anche in quelle circostanze disumane, perché è spesso più
facile sopravvivere alla guerra che rimanere uomini. Questo dramma è
dedicato a quelli che sono rimasti uomini nonostante la guerra. D
- Perché hai pensato ad un dramma teatrale per rappresentare la
drammatica guerra della ex Jugoslavia? Non so quale forma sarebbe la migliore per rappresentare tutto il dramma della guerra. Dato che si tratta di eventi accaduti all'inizio del conflitto balcanico, nel retroscena, e data la mia propensione per i dialoghi, la forma del dramma teatrale mi è sembrata adatta. Tutta la trama è incentrata su un paio di persone, in uno spazio ridotto, senza grandi scene di guerra. Il dramma verrà rappresentato da qualcuna delle importanti compagnie teatrali in Serbia entro l’anno. D-
Ogni
letteratura che appartenga ad un'area geografico-socio culturale ha una
sua specificità. Quali sono le tematiche, le peculiarità
stilistiche della letteratura Balcanica?
Nessuna
generazione nei Balcani fino ad oggi ha vissuto senza passare attraverso
un conflitto. Per questo, almeno a mio avviso, il tema della guerra
sembra il più diffuso. Oltre ai temi di guerra, negli ultimi
decenni si è scritto molto anche di temi collegati al comunismo, alla
sua caduta, alle relazioni sociali che ha prodotto e alle sue
conseguenze. Ora emergono temi nuovi, legati alla transizione, al
passaggio dal comunismo al capitalismo (nel nostro caso a un capitalismo
incontrollato con numerose conseguenze). Per quanto riguarda lo stile,
penso che ci sia di tutto, anche se molti scrittori, come me, propendono
tra il naturalismo e il realismo dove ogni cosa che scriviamo risulta
acquistare maggiore credibilità. D
- Credi che
sia inevitabile che la letteratura contemporanea dei Balcani
sia legata alla guerra? Certamente.
Tutti noi, chi
più chi meno, ci portiamo dentro le caratteristiche della terra da dove
veniamo. Questo, comunque, si può fare in mille modi. È quindi normale
che noi scrittori scriviamo dei problemi che ci sono nella nostra terra,
semplicemente perché li conosciamo e li capiamo meglio, e poi da
intellettuali e umanisti sentiamo il bisogno di esprimere le nostre
posizioni sulla nostra società e sugli eventi che in essa hanno luogo. D
- Tu sei stato
protagonista dell'ultimo conflitto balcanico, il tuo impegno letterario
nasce da questa esperienza? In che misura ha influito sulla tua
creatività narrativa? Chiunque
fa l'esperienza della guerra in qualche modo rimane segnato per sempre,
da eventi terribili, da crudeltà, situazioni senza speranza, incapacità
e sofferenza. È naturale che questa guerra mi abbia segnato
profondamente e che, in qualche modo, mi abbia svegliato dal letargo
della pace; da quella posizione dello spettatore televisivo che guarda
il telegiornale e ogni sera si chiede come sia possibile che esseri
umani si possano così facilmente uccidere a vicenda in qualche remoto
angolo della terra. Ho scritto il primo romanzo una ventina di anni fa
per poi smettere di scrivere. La vita mi ha semplicemente portato
altrove. È stata la guerra a farmi ricominciare. Mentre le persone
semplici a Sarajevo, o in qualsiasi altra città in mezzo a una guerra,
passavano le notti a inventarsi un modo per non lasciare la pelle
andando a prendere il pane ed il latte per i bambini il giorno seguente,
i loro generali e politici passavano i giorni, le notti, i mesi e anni
interi a inventare un modo per dividere questo o quel pezzetto di terra
che fino a ieri era di tutti. In loro nome, naturalmente! Si erano
dimenticati di chiedere alla gente comune cosa ne pensava. Io scrivo
proprio di quello che queste persone semplici pensavano e tuttora
pensano. D
- In che modo la
guerra incide sulla nostra memoria personale? La
guerra si riflette in vari modi, indipendentemente dal fatto se sul
fronte ci troviamo noi o qualcuno che ci è vicino, se ci troviamo nelle
immediate vicinanze del fronte o siamo tra quelli che sul fronte ci
finiranno, oppure no... Oltre a questo ci sono le numerose conseguenze
indirette della guerra, come la dissoluzione di matrimoni misti, bambini
abbandonati, e innumerevoli altri traumi. Che uno lo voglia o no, la
guerra pone nuovi modelli di comportamento, nuove priorità, nuovi
valori; spinge tutta la tua vita in una zona oscura dalla quale alcuni
non tornano più. D-
Ritieni che la
letteratura possa far riflettere anche su un dramma così forte, contro
il quale sembra impossibile lottare? Onestamente,
non lo so. O meglio, non so in che misura possa farlo. Il fatto che io
ho ricevuto migliaia di messaggi di sostegno da lettori di tutta l'ex
Jugoslavia, che vogliono che io continui a scrivere come ho fatto finora
(il che è spesso difficile e non molto popolare in certi circoli),
dimostra che è possibile. D
- In Roulette
Balcanica, si pone il problema della "patria". La patria
di un uomo è necessariamente legata ad un territorio oppure può
esistere un diverso modo per "sentirsi" in patria? Sarebbe
ideale poter nascere in un paese democratico, dove i diritti umani
vengono rispettati e dove l'individuo, chiunque sia, è sacrosanto.
Purtroppo, al giorno d'oggi nel mondo ci sono fin troppi paesi che di
questo non si possono vantare nemmeno formalmente, e tanto meno
realmente. La patria non deve necessariamente essere legata a un
territorio, ma alla sensazione di appartenere con le proprie posizioni e
ragionamenti a un altro ambiente socio-culturale, che ti accetta come
tale. E naturalmente, al tentativo di rendere accessibili questi valori
alla gente nella tua "prima" patria. Quello che loro poi ne
faranno è un'altra cosa. D-
Nel libro poni
la questione dell'appartenenza etnica come motivo di scontro. Secondo te,
in una società mondiale multiculturale, è possibile mantenere,
dichiarare la propria appartenenza senza dover stimolare dissapori, odi,
rancori? E' possibile essere riconosciuti uomini pur mantenendo salda la
propria cultura tradizionale? Tutto
quello che ho scritto, ogni parola, è diretta proprio a questo, alla
possibilità di vivere in una società multiculturale, dove ognuno
mantiene la propria cultura tradizionale, e allo stesso tempo accetta
un'altra che lo arricchisce. Dove una cultura non esclude, ma completa
l'altra. Il mio essere Croato è un fatto personale, non è a scapito
degli altri. Alla fine, rispetto ogni Serbo, Italiano o Inglese che è
fiero della propria nazionalità, finché non sia a mio carico. Sai, per
quanto possa sembrare bizzarro, iniziare una guerra è la cosa più
facile. Chiunque può farlo (premere il grilletto). Poi tutte queste
guerre finiscono dopo negoziati, accordi... E dopo giustamente ci
chiediamo: perché non si è negoziato subito? A cosa sono servite tutte
queste vittime nel frattempo? Perché c'è stata questa guerra? Quali
erano le vere ragioni? E la politica è l'arte del possibile? Nota
bio-bibliografica Drazan
Gunjaca è nato nel 1956 a Sinj. Conclusa l’istruzione militare a
Spalato, ha servito per una decina di anni nell’ex marina militare
jugoslava. Laureato in Giurisprudenza a Fiume. Da dieci anni è avvocato
a Pola. Nel
2001 ha scritto: Congedi
Balcanici
(Balkanski Rastanci), pubblicato con grande successo in Germania,
Australia, USA, Juhoslavia, Bosnia Erzegovina, premiato al concorso
internazionale sul tema della pace Sathyagrah
2002 (Riccione). E’ autore della raccolta di poesie Quando
non ci sarò più (Kad
me ne bude vise)e del romanzo Amore come pena, seguito dei Congedi
Balcanici.
E’ in via di pubblicazione A
metà del cielo
(Na Pola puta do neba), che rappresenta la prima parte della
trilogia sulla guerra nei Balcani. Roulette
Balcanica
è edita in Italia da FARA EDITORE.
I suo sito è www.balkanskirastanci.com
Valentina A. Mmaka Stilos 18 marzo 2003
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