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Valentina
Acava Mmaka è l'autrice de "Il
mondo a colori della Famiglia Bwana Val", ma,
soprattutto, è un'artista da sempre interessata alle tematiche
interculturali.
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D.
"Il mondo a colori della Famiglia Bwana Val" è la storia
"favoleggiata" della sua famiglia. Da cosa è nato lo
stimolo per raccontarla? Che effetto fa vedersi "su
carta"?
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Ho
scritto questo libro per le mie figlie, innanzitutto, per spiegare
la loro famiglia colorata, le ragioni di un mondo a colori. Mi sono
rivolta ai bambini perché sono un terreno molto fertile per
l'apprendimento. E' più semplice spiegare a loro la diversità come
valore, che ad un adulto. Scrivere per i bambini è per me un grande
stimolo, sono esseri con un grande senso autocritico, sanno
relazionarsi all'altro senza manifestare paura, non conoscono
l'odio, il pregiudizio, l'intolleranza. Sono interlocutori
straordinari e credo occorra partire da loro per cominciare a dare
forma ad una società multiculturale dove i soggetti interagiscano
tra loro.
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D.
Lei ha vissuto molti anni in Africa, adesso vive in un piccolo
centro della provincia romana. Ha potuto conoscere due realtà
profondamente diverse, come vivono la "differenza" di
colore, cultura etc etc…?
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Ho
vissuto in Africa dalla nascita, e tutt'ora ci vivo, nonostante
ultimamente molti impegni mi portino ad essere una pendolare tra
l'Africa e l'Europa. In Africa sono una "mama", mi
vogliono tutti molto bene, sono una figlia, una sorella, un'amica,
una madre. In Africa il mio colore non crea disagio. Il retaggio del
colonialismo non mi ha mai riguardato, naturalmente mi riferisco a
quei paesi dove non sono in corso conflitti e la presenza del bianco
è molto limitata.
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Qui
in questa piccola località nella campagna tra Roma e Viterbo, c'è
molta chiusura nei confronti di chi viene da fuori. Si tratta più
che altro di indifferenza, manca il desiderio di conoscere chi è
diverso, e questo credo sia il frutto dell'ignoranza, della
chiusura, del pregiudizio. Ritengo sia un caso tra altri, ma non
generalizzato a tutta l'Italia. Rifiutarsi di conoscere l'altro è
un segno di grande debolezza e insicurezza, queste due cose vanno
entrambe superate per vivere in società multiculturali aperte
basate sul dialogo.
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D.Nel
suo racconto, parla dell'isola di Sabamom, un luogo non luogo che si
sposa perfettamente con la tradizione favolistica, ma che, nello
stesso tempo, sembra un'escamotage per proporre una realtà
impossibile da legare al mondo attuale. Dov'è Sabamom?
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Sabamom
è nel cuore e nella mente delle mie figlie, è nei loro occhi
quando mi osservano meravigliate ascoltando le parole delle mie
storie. E' nella profondità di me stessa. Sabamom è il luogo dove
si realizza il sogno di una società multiculturale basata
sull'interazione. Il mio sogno, quello della mia famiglia.
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D.
Crede che le tematiche di cui parla siano difficili per il mercato?
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No,
non credo. Anche l'editoria ha bisogno di confrontarsi con tematiche
reali, quella dell'intercultura è una scelta vincente che richiede
coraggio e passione, perché è rappresentativa di un valore
imprescindibile dalla nostra esistenza: il rispetto per la vita. Se
poi tali tematiche entrano a far parte del mondo fantastico dei
bambini, allora è una sfida che va accolta subito, perché i
bambini sono coloro che ci guideranno nella attuazione di un mondo
senza barriere.
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