VALENTINA ACAVA MMAKA


Una vita per l'Africa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 

RASSEGNA STAMPA - CERCANDO LINDIWE

 LE MONDE DIPLOMATIQUE aprile 2007

 

 

 In un testo, dove poesia, prosa e teatro si coappartengono e riprendono passi famosi - da Achmatova a Dickinson a Chédid - , l'autrice parla delle ingiustizie e delle violenze dell'Apartheid attraverso le vicende di Lindiwe che, il 27 aprile 1994 - una data «da depositare nell'immenso archivio della Memoria» - legge dell'affacciarsi in Sudafrica della democrazia e viene travolta da emozioni e ricordi: torna il passato che «ha radici di mangrovia, dure e taglienti, sommerse da acque variabili e incostanti». Nel marzo 1960, una vasta campagna non violenta chiedeva al governo di abolire la legge sul lasciapassare, che negava la libertà alla popolazione africana, ma veniva repressa in un massacro da parte della polizia con la dichiarazione dello stato d'emergenza.
Di fronte alla prigione o alla morte, Lindiwe con il compagno fugge scegliendo l'esilio, che si rivela una specie di «coma» in cui la sua coscienza dorme dopo aver perso «la casa materna, la casa lingua, la casa mito, la casa famiglia». Sa che ora tutto è cambiato, ma spera, tornando in quella terra «bruciata dall'odio», di riuscire a trovare le tracce della memoria, «a costo di scavare buche profonde sotto i piedi». Dopo trentatré anni di «semilibertà» (libera di muoversi, lavorare, parlare, ma anche libera di non essere se stessa), decide di riprendere il suo posto nella nuova Storia per «saldare un conto», anche se è un «ritorno impossibile» perché è diventata Ruth perdendo perfino la sua identità linguistica: quel ritorno sarà un altro passaggio esistenziale e politico con ulteriori stratificazioni nella complessità di un Io che non potrà essere forse né Lindiwe né Ruth, ma un diverso Soggetto in cerca di un «nuovo alfabeto» per raccontare la metamorfosi.
E solo la scrittura - che parla della perdita ma anche della capacità di lenire, ed a cui si può sempre tornare, nel ripercorrere il passato con i ricordi dell'altrove - ferma, e segue, sulla carta quel transito, configurando il dispatrio come una "porta girevole, porta d'uscita e insieme d'ingresso" (Ockayova).

 

Di Clotilde Barbarulli

    

 

    
 Copyright 2002-2007 Valentina Acava Mmaka © Foto di Lorenzo Moscia