| Roberto Pazzi | |
|
|
Visionario come Michail Bulgakov fa vivere le ansie di un vecchio papa tentato dal male.
|
|
La
febbre creativa di Roberto Pazzi trova la sua storia, dopo il successo di Conclave,
nuovamente in Vaticano,
dove un papa morente si racconta al suo erede di pontificato in una lunga
lettera. Se all’inizio l’epistola sembra essere il pretesto più
adatto per prolungare il tempo prima che sopraggiunga la temuta morte,
diventa una lettera-confessione dove sentimenti placati per anni
riaffiorano in un incendio di sensazioni e interrogativi, talvolta sedati
dalle certezze della fede, tal’altra messi in dubbio dalle visite
inaspettate di un maligno Lucifero che si aggira per le stanze vaticane o
che al timone di una barca, raggiunge le rive del Lago di Castelgandolfo
come il traghettatore Caronte, avido di anime da portare all’inferno. Ed
è proprio in uno di questi incontri con il Male che Pazzi compie la
seduzione del romanzo. Il
piglio ironico e la scrittura raffinata restituiscono al lettore un
romanzo ricco di spunti di riflessione e un raro talento affabulatorio che
ci riporta alla grande narrativa visionaria. D.
Perché ambientare non uno ma due romanzi in Vaticano? Le ragioni
di questa scelta? Qual è
stata la molla di attrazione verso un ambiente così “intoccabile” ? Perché
non era esaurita la carica espressiva con Conclave, la fantasia
andava indietro a esplorare la storia precedente l’evento del conclave,
a provocare il papa davanti alla propria morte. Mi era capitato qualcosa
di analogo dopo aver scritto Cercando l’Imperatore, quando
scrissi un altro romanzo dedicato ai Romanov, La principessa e il drago. D.
Il romanzo è scritto in seconda persona: il papa scrive una lunga
lettera al suo erede di pontificato. Questa scelta di prospettiva è
funzionale alla necessità di rendere il personaggio del papa più vicino
al lettore, mettendo a nudo la sua umanità più semplice? Sì,
in qualche modo è un mettere a nudo, un avvicinare un personaggio molto
lontano. La lettera privata è un’indiscrezione per cui il lettore è
ammesso all’intimità di un personaggio pubblico. Qualcosa del genere ha
motivato la scelta epistolare della Yourcenar di Memorie di
Adriano. D.
In questa relazione sui generis “padre-figlio” c’è
forse la voglia di prolungare il tempo presente che il papa sente sempre
più scivolare dalle sue spalle? Nella lettera il personaggio del papa cresce. Inizialmente paterno e affettuoso, poi “vampiro” dell’energia e della giovinezza dell’erede, di cui diviene a volte quasi geloso. E lo spettro di Saul con Davide giovinetto incombe fino a trasformarsi in quello di Erode… Del resto vibra una paronomasia nel titolo Erede … Erode … D.
La memoria è il file rouge di tutto il romanzo, il papa
ricorda e scrive al suo “figlio” sconosciuto. In che misura la memoria
del papa si sovrappone al tempo presente che sta vivendo? E’
un andirivieni da memoria a presente e ritorno. Ma la memoria scema e
nella seconda parte il grande tema della morte unisce memoria e presente.
E diventa “l’essere per la morte” di Heidegger. D. Il conflitto tra Bene e Male torna ne L’erede a mettere in discussione i valori morali dell’istituzione religiosa. Il papa riceve le visite inaspettate di un Woland bulgakoviano. Che cosa attrae Satana del papa? Il
diavolo sente le debolezze del papa, che è un uomo afflitto dalla paura
della morte, come tutti. E su questo fronte debole dà il suo attacco. Sa
che il mistero della morte è grande anche per chi è il capo dei
credenti in Cristo, che fu tentato dal diavolo. D. La tentazione è uno dei temi biblici più affascinanti: il papa nel tuo romanzo è più volte tentato dal diavolo mentre è immerso a fare bilanci sul suo pontificato e i dubbi si affaccendano nella sua mente. Cosa lo fa resistere alle tentazioni del Male? Lo
fa resistere al Male semplicemente la fede nel Bene. Anzi dalla tentazione
del Male quella fede trae energia di crescita. Male e Bene diventano le
due ali di un solo uccello, di una sola creatura che va
incontro al mistero del Nulla, o del Tutto. Non so più quanto sia il papa
questa creatura, e quanto non sia ogni uomo davanti allo stesso mistero. D. Il papa è un uomo circondato da tante persone ma fondamentalmente si sente solo, ed è una solitudine che lo rende estraneo alla sua natura, una solitudine che lo fa sentire prigioniero di una istituzione che apparentemente gli concede la più ampia libertà di azione, ma in realtà si tratta di una libertà fittizia. E’ più il senso del dovere, la fede o la fine imminente a trattenere il papa nel suo incarico istituzionale? Il
senso del geloso possesso della sua vita, già compiuta così, che non può
essere che portata a termine con l'ultimo tocco, la decrepitezza della
malattia e la morte pubblica. Dice ai giovani: "quando starete
morendo imparerete a morire". Non ho mai amato la regola canonica
delle dimissioni a settantacinque anni per i vescovi e i cardinali, che in
fatti nessun papa applica a se stesso. D.
La solitudine del papa può essere letta come la metafora della
solitudine dell’uomo moderno? Non
tanto, quanto la solitudine del Potere, che è identica nei potenti della
politica come in quelli delle religioni organizzate. D.
In Domani sarò re, il telefono diventava il filtro delle
confessioni di un futuro re. Ne L’erede, la lettera sostituisce
quel mezzo più moderno. Questa scelta è più legata al contesto, al
personaggio o in qualche modo rappresenta l’urgenza di riacquistare
dimestichezza con un passato diretto verso l’oblio? No,
in entrambi i romanzi è legata alla necessità di rincorrere forse la
velocità della comunicazione dei nostri dannati tempi informatici, dove
c'è la presa diretta con la realtà. La scrittura fatica a rimanere al
passo con i mezzi informatici e mediatici, è lenta, successiva, passiva.
Ecco allora il ricorso a mezzi diretti di comunicazioni anche nella
scrittura, come il romanzo telefonico che era Domani sarò re e
quello epistolare come L’erede. D.
Il romanzo rievoca molti miti: da quelli religiosi a quelli
iconografici a quelli letterari. Quanto conta il mito nel succedersi degli
eventi della nostra storia? Molto,
anche se non ce ne dobbiamo rendere conto. C'è in questo romanzo il mito
di Saturno che odia i suoi figli e se li mangia, c'è il mito di area
analoga della strage degli innocenti perpetuata da Erode. Ma c'è anche il
mito della Sacra Famiglia che fugge in Egitto, terra mitica della
immortalità, della conservazione del corpo, delle mummie… E nel finale
la Sacra Famiglia interviene a portare con sé il protagonista del romanzo,
deviando dalla sua fuga in Egitto. D. I sogni si avvicendano alle visioni ad occhi aperti. Di che cosa sono messaggeri i sogni che fa il papa? I
sogni sono propedeutici a quel che accadrà, lo abituano all'idea di
uscire di scena, lo preparano, lo maturano alla fine. come l'incubo del
cavallo della prima pagina che gli si avventa addosso, altri non è che la
scena finale già anticipata che non riveleremo. D. Nel romanzo il papa, scrivendo al suo erede, ricorda i personaggi che ha conosciuto durante il suo pontificato, un monaco buddista, il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta. Nell’incontro-confronto tra religioni diverse, l’ironia suggerisce l’ipotesi che forse l’istituzione religiosa spesso ottunde il senso più profondo della fede. E’ così? Certo
il papa non poteva mai dirlo, ma lo pensava sempre e alla fine della vita
nella lettera confessione al suo successore si apre a rivelare il dubbio
sulle istituzioni religiose che ottundono il senso più intimo e profondo
della fede. D.
Nel romanzo si confrontano alcune religioni orientali. Qual è
secondo lei la maggiore differenza tra l’occidente e l’oriente o
l’Africa nella relazione quotidiana con la sacralità? Il
sacro occidentale è un'amplificazione mostruosa dell' Io spesso
attraverso l'eroe, il superuomo, il santo. Il sacro orientale è un
amplificazione del Tutto in cui l' Io si riassorbe come un errore, una
deiezione superba e malata. D.
Senza dubbio L’erede è arrivato dove altri non hanno
potuto. Quanto la letteratura concede a chi osa addentrarsi in territori
“intoccabili” ? E'
un grande rischio la strada intrapresa da "L'erede" perché la
letteratura rischia di farsi contaminare dalla cronaca dal giornalismo, ma
lo deve correre, per amore di testimonianza sul Male del nostro tempo. E
il tempo dirà se la sfida verrà vinta o meno. D.
Se il papa leggesse il tuo libro, quale potrebbe essere il suo
commento? “Non
sono io, però avrebbe ben potuto essere un papa diverso da me....Bisogna
che lo dica al suo autore...”
Valentina A. Mmaka Stilos 2002
|
|
|
|
|