VALENTINA ACAVA MMAKA


Una vita per l'Africa

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 

ARTICOLI - SAGGIO

2 AGOSTO 2002

L'UNITA'

 

 

La Terra e' in movimento e non solo in senso scientifico, la Terra si muove perché i suoi popoli si muovono, le genti e le tribù si incontrano e si uniscono, e in questa mescolanza si creano nuove culture. Chi e' diverso?
  Tutti lo siamo, non esiste un altro essere umano uguale all'altro, anche i gemelli, pur nella loro apparente uguaglianza, sono diversi. C'e' una sola cosa che accomuna tutti noi: l'essere diversi. La diversità ci unisce perché ci permette di imparare cose nuove e di arricchire le nostre conoscenze, nonché di sperimentare altre esperienze umane.
  Ho raccontato la diversità in un libro, "Il mondo a colori della famiglia BwanaVal" alle mie figlie innanzi tutto per spiegare loro le ragioni di un mondo a colori.
  Ho scelto i bambini come miei interlocutori privilegiati perché sono attenti osservatori, critici sinceri e perché loro non nutrono sentimenti quali l'odio, il pregiudizio, l'intolleranza. Ho raccontato la diversità attraverso una favola, dove l'animismo africano e' presente a fare da guida
allo straordinario viaggio che i protagonisti della storia compiono alla scoperta delle origini dei colori del mondo, perché la favola stimola l'immaginazione di chi legge e fa sognare. La natura, qui, parla e convive con l'uomo in condizioni di perfetta armonia, rispetto e condivisione, cosi come i popoli della Terra.

 Il mondo a colori della famiglia BwanaVal apre le porte alle scuole. La favola, pur nel gioco della fantasia e della creatività, non allude a idee e concetti, quanto rende visibile la realtà per c che si manifesta agli occhi di chi la vive (nella storia) e di chi la legge (nella realtà).
 La didattica interculturale e' sempre più una realtà presente in Italia, dove l'incontro con l'altro, lo straniero e' un evento quotidiano che ci riguarda tutti. Essa tuttavia ha bisogno di spazi di espressione che non siano solo quelli limitati dell'aula scolastica, ovvero del libro di testo
di carattere "critico" o "scientifico". Per promuovere una didattica interculturale efficace, bisogna partire da strumenti "altri" da quelli tradizionali. Un libro, un film, uno spettacolo teatrale, un incontro diretto con il soggetto interessato, possono avvicinare concretamente i
ragazzi, ma anche gli educatori e i genitori, alle diversità culturali e di razza stimolandoli al dialogo, al confronto e allo scambio. La didattica tradizionale in tal senso può assumere, in una fase successiva, la veste di strumento di approfondimento.  

 Stabilito che il punto di partenza e' la diversità come valore, nessuna società, può auspicare l'integrazione. Integrare significa assimilare e non credo che una cultura possa assimilare altre culture privandole della loro identità. Non esistono culture superiori ad altre. Ognuna ha un valore che va riconosciuto, confrontato, scambiato, condiviso e rispettato.
 L'integrazione in questo senso e' un'idea fallimentare per una società dove convivano culture diverse, essa non rientra nei processi di socializzazione interculturale perché mira ad annientare la specificità dell'altro, a cancellarne la memoria. Occorre l'interazione per garantire a ciascuna cultura la propria identità e realizzare un progetto sociale pluralista.
 La riflessione del libro verte sulla diversità. In che modo essa costituisce un valore per ciascuno di noi?
 Istintivamente la diversità può intimorire, fa paura perché costituisce l'ignoto, ma se questo e' vero e' anche vero che questi timori si manifestano quando la diversità e' rappresentata dallo straniero, da chi viene da lontano, da chi parla una lingua a noi incomprensibile, da chi indossa abiti diversi o prega secondo riti sconosciuti. Proviamo a cambiare prospettiva e pensare che forse partendo dallo straniero arriviamo a noi stessi e una volta ritrovati noi stessi ritorniamo alla straniero senza più paura.  

  Negare la diversità significa negare noi stessi. Se tutti noi fossimo uguali che bisogno ci sarebbe di comunicare? Se tutti fossimo uguali nel vestire, nel mangiare, nell'aspetto fisico, nello stile di vita, ogni cosa perderebbe importanza e allora anche la stessa esistenza, sarebbe nulla, sterile, fredda. Che bisogno ci sarebbe di chiamarsi Maria anziché Giuseppina, Tiziano anziché Giovanni? Ecco che la diversità risolve la questione. Essa, infatti, non solo ci spinge ad incontrare l'altro, ma prima ancora noi stessi. L'esistenza dell'altro in quanto soggetto diverso, permette di comprendere noi stessi e di stabilire la nostra identità come punto di partenza per il confronto con l'altro.

    

 

    
 Copyright 2002-2007 Valentina Acava Mmaka © Foto di Lorenzo Moscia