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La
Terra e' in movimento e non solo in senso scientifico, la Terra si muove
perché i suoi popoli si muovono, le genti e le tribù si incontrano e
si uniscono, e in questa mescolanza si creano nuove culture. Chi e'
diverso?
Tutti lo siamo,
non esiste un altro essere umano uguale all'altro, anche i gemelli, pur
nella loro apparente uguaglianza, sono diversi. C'e' una sola cosa che
accomuna tutti noi: l'essere diversi. La diversità ci unisce perché ci
permette di imparare cose nuove e di arricchire le nostre conoscenze,
nonché di sperimentare altre esperienze umane.
Ho raccontato la
diversità in un libro, "Il mondo a colori della famiglia BwanaVal"
alle mie figlie innanzi tutto per spiegare loro le ragioni di un mondo a
colori.
Ho scelto i
bambini come miei interlocutori privilegiati perché sono attenti
osservatori, critici sinceri e perché loro non nutrono sentimenti quali
l'odio, il pregiudizio, l'intolleranza. Ho raccontato la diversità
attraverso una favola, dove l'animismo africano e' presente a fare da
guida
allo straordinario
viaggio che i protagonisti della storia compiono alla scoperta delle
origini dei colori del mondo, perché la favola stimola l'immaginazione
di chi legge e fa sognare. La natura, qui, parla e convive con l'uomo in
condizioni di perfetta armonia, rispetto e condivisione, cosi come i
popoli della Terra.
Il
mondo a colori della famiglia BwanaVal apre le porte alle scuole. La
favola, pur nel gioco della fantasia e della creatività, non allude a
idee e concetti, quanto rende visibile la realtà per c che si manifesta
agli occhi di chi la vive (nella storia) e di chi la legge (nella realtà).
La didattica interculturale e' sempre più una realtà presente in
Italia, dove l'incontro con l'altro, lo straniero e' un evento
quotidiano che ci riguarda tutti. Essa tuttavia ha bisogno di spazi di
espressione che non siano solo quelli limitati dell'aula scolastica,
ovvero del libro di testo
di carattere "critico" o "scientifico". Per
promuovere una didattica interculturale efficace, bisogna partire da
strumenti "altri" da quelli tradizionali. Un libro, un film,
uno spettacolo teatrale, un incontro diretto con il soggetto
interessato, possono avvicinare concretamente i
ragazzi, ma anche gli educatori e i genitori, alle diversità culturali
e di razza stimolandoli al dialogo, al confronto e allo scambio. La
didattica tradizionale in tal senso può assumere, in una fase
successiva, la veste di strumento di approfondimento.
Stabilito
che il punto di partenza e' la diversità come valore, nessuna società,
può auspicare l'integrazione. Integrare significa assimilare e non
credo che una cultura possa assimilare altre culture privandole della
loro identità. Non esistono culture superiori ad altre. Ognuna ha un
valore che va riconosciuto, confrontato, scambiato, condiviso e
rispettato.
L'integrazione in questo senso e' un'idea fallimentare per una
società dove convivano culture diverse, essa non rientra nei processi
di socializzazione interculturale perché mira ad annientare la
specificità dell'altro, a cancellarne la memoria. Occorre l'interazione
per garantire a ciascuna cultura la propria identità e realizzare un
progetto sociale pluralista.
La riflessione del libro verte sulla diversità. In che modo essa
costituisce un valore per ciascuno di noi?
Istintivamente la diversità può intimorire, fa paura perché
costituisce l'ignoto, ma se questo e' vero e' anche vero che questi
timori si manifestano quando la diversità e' rappresentata dallo
straniero, da chi viene da lontano, da chi parla una lingua a noi
incomprensibile, da chi indossa abiti diversi o prega secondo riti
sconosciuti. Proviamo a cambiare prospettiva e pensare che forse
partendo dallo straniero arriviamo a noi stessi e una volta ritrovati
noi stessi ritorniamo alla straniero senza più paura.
Negare la diversità significa negare noi stessi. Se tutti noi fossimo
uguali che bisogno ci sarebbe di comunicare? Se tutti fossimo uguali nel
vestire, nel mangiare, nell'aspetto fisico, nello stile di vita, ogni
cosa perderebbe importanza e allora anche la stessa esistenza, sarebbe
nulla, sterile, fredda. Che bisogno ci sarebbe di chiamarsi Maria anziché
Giuseppina, Tiziano anziché Giovanni? Ecco che la diversità risolve la
questione. Essa, infatti, non solo ci spinge ad incontrare l'altro, ma
prima ancora noi stessi. L'esistenza dell'altro in quanto soggetto
diverso, permette di comprendere noi stessi e di stabilire la nostra
identità come punto di partenza per il confronto con l'altro.
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